domenica rilassante

Questo fine settimana mi sono detto "mi riposo un po’"… e devo dire che c’ho provato.
 
Però alla fine sabato ho studiato la mattina, poi a pranzo sono andato a vedere le casette di legno perché vogliamo metterne una in terrazzo, e poi sono tornato a casa a studiare. La sera cena fuori che ho visto un amico trasferitosi ad Ancona…
 
… "ma c’è ancora domenica"…
 
E quindi una domenica di tutto riposo: mi sono alzato e ho fatto un po’ di pulizie, ho svegliato la moglie e siamo andati a messa, poi abbiamo pranzato con i suoceri.
 
Una volta che i suoceri sono tornati a casa ho pulito il giardino dai ricordini del cane, dopodiché mi sono dedicato alla sistemazione del giardino… la casetta esterna è tanto che dovevo spostarla su terreno più solido. Allora l’ho svuotata tutta, ho rimesso a posto un po’ di cose, l’ho spostata, ho messo le assi sotto e poi l’ho rimessa dov’era. Poi abbiamo rimesso dentro tutto, dopodiché abbiamo potato gli alberelli (chiamarli alberi è ancora eccessivo).
 
E non è finita!!! Tornati dentro abbiamo messo la lampada sopra la doccia nel bagno di sotto, sistemato lo sgabuzzino e non mi ricordo che altro.
 
Insomma… alle 7 di sera avevamo finito!!! ARGH!!! E io che volevo riposarmi…
 
Però devo dire una cosa… non mi sono assolutamente riposato fisicamente (anzi, se devo dirla tutta sono distrutto), ma sono davvero contento.
 
Ho svuotato un po’ la mente e mi sono comunque svagato, ho fatto qualcosa che vedo tutti i giorni, che usiamo, che fa parte di casa… che "è" casa.
 
E allora, come al solito, mi sono messo a pensare…
 
C’è qualcosa di misteriosamente poetico e soddisfacente nei frutti del nostro lavoro. Non so quanti di voi se ne accorgono, io solitamente no. Non siamo colpiti da questa semplice bellezza perché solitamente il nostro lavoro non siamo noi a usarlo, noi usiamo il pagamento del lavoro, noi usiamo la soddisfazione che il lavoro ci da… ma è quasi la norma che il frutto vero e proprio del lavoro sia usato da altri.
 
Invece quando fai qualcosa in casa tua, allora c’è un elemento nuovo. Quando metti una nuova lampada sulla doccia, o quando sistemi la casetta in giardino… lo fai perché sarai tu ad usarli, o la tua famiglia.
 
Tutte le volte che guardi la televisione e fai caso al semplicissimo mobiletto, semplice ma da te costruito… ogni volta che lo fai c’è un misterioso senso di soddisfazione e gioia, dovuto semplicemente al fatto che quel frutto del lavoro ha trovato un destino… e te ne accorgi.
 
Nel rischio della quotidianità insipida e monotona dell’ambiente di lavoro è questo che ci salva, è questo che lo rende nobile… il frutto di quella fatica ha uno scopo. Se non lo vediamo è solamente perché non guardiamo le persone a cui lo stiamo dando. 
 
Se tutti si soffermassero sullo scopo del loro lavoro, non tanto per loro quanto per ciò che stanno facendo… per il loro prodotto, per il frutto della fatica… se il destino di quella cosa in divenire fosse tenuto presente, anche poco, dal suo artefice…
 
allora non ci sarebbero lamentele…
allora non ci sarebbero i lavori fatti male…
allora non sarebbe opprimente il lavoro…
allora sarebbe una gioia impegnarsi…
 
Se quando andate in ufficio ogni tanto vi capita di essere tristi, annoiati, di chiedervi chi ve lo fa fare… allora non potrete rispondere alla vostra domanda, ma potrete conoscere il senso del vostro impegno… a quel punto chi ve lo fa fare non conta più.

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